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Villa Campolieto

Particolare di un affresco al Piano NobileNel 1755 Luzio de Sangro, duca di Casacalenda e principe di Campolieto, diede incarico a Mario Gioffredo di progettargli " il più nobile casino" tra le ville del Miglio D'Oro.I lavori si protrassero per un ventennio per la terribile eruzione del Vesuvio del 1758, per beghe del duca con i confinanti, per problemi di visuale e panorama ed infine perché nel 1761 il Gioffredo abbandonò il cantiere, per contrasti insorti con il committente per il palazzo napoletano di piazza San Domenico maggiore, ed i lavori furono portati avanti per poco più di due anni da Michelangelo Giustiniani, ed infine completati da Luigi Vanvitelli che il duca, allora Governatore del Monte di Pietà, aveva avuto modo di conoscere ed apprezzare. Particolare di un affresco al Piano NobileDal grande portale d'ingresso sulla strada, in una visione prospettica all'infinito, oltrepassato il profondo androne e superato il vestibolo centrale, si giunge alla Rotonda, caratterizzata da archi su colonne di ordine tuscanico che creano, con la terrazza superiore, una passeggiata su due livelli: uno si apre sul giardino, l'altro sul panorama del Golfo.
Si giunge poi al piano superiore in un vestibolo coperto da una cupola e decorato da sovrapporta con medaglioni raffiguranti le quattro stagioni con scene mitologiche di Crescenzo La Gamba. Su questo grande spazio si aprono le sale dell'appartamento nobile;La volta della sala detta ˝˝dell'Incannucciata˝˝ a nord si accede in un grande ambiente coperto da volte a botte, che affaccia verso il Vesuvio; la decorazione della volta è quasi completamente perduta mentre alle pareti vi sono affreschi dei quadraturisti piacentini Giuseppe e Gennaro Magri, con colonnati in prospettiva in cui si inquadrano le statue di Minerva e Mercurio, opera di Jacopo Cestaio;
Infine si giunge al salone delle feste, affrescato con scene mitologiche e prospettive, opera di Fischetti e Magri, con evidenti richiami alle decorazioni di Caserta. Villa CampolietoAlla morte del duca nel 1792, i beni della famiglia passarono al figlio primogenito Scipione che morì nel 1808 senza discendenti diretti. Pertanto già ai primi dell'Ottocento le sorti della villa erano segnate, divisa tra vari eredi, volse nel totale abbandono dopo l'ultimo conflitto mondiale quando fu occupata dagli alleati. Nel 1977 è stata acquistata dall'Ente per le Ville Vesuviane e completamente restaurata, recuperata e aperta al pubblico come bene a servizio della collettività.